Monrio
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MP5

Power Amp

Bedo Moroni - Digital Video n.23 - Aprile 2001

Monrio può con buona ragione essere considerato uno dei marchi che maggiormente hanno contribuito a quel piccolo miracolo che è l’”Italian-Fi”, la Via Italiana all’Alta Fedeltà che tanti successi, pur nel piccolo della sua produzione, ha mietuto e sta mietendo in tutto il mondo. Esportato ben oltre le Alpi e le Piramidi, il Manzanarre e il Reno, presente in mercati ultraostici come quello giapponese e quello britannico, il marchio Monrio si è costruito una solida fama negli ambienti audiophiles più esclusivi ricevendo recensioni assai più che lusinghiere da parte delle più prestigiose riviste hi-fi internazionali e da parte dei più rognosi tra i recensori (una piccola ricerca in Internet dà risultati decisamente interessanti). Nato una decina d’anni fa con un amplificatore integrato stereo, l’MC202, che dava i punti a molte coppie pre-finale di prezzo triplo o quadruplo, il marchio di Piacenza si pone da allora all’attenzione del pubblico più esigente in virtù dei suoi eccellenti ed affidabili progetti caratterizzati da un prezzo di acquisto sempre estremamente conveniente, talvolta eccezionalmente basso, rispetto alla qualità totale del prodotto.
Da un paio d’anni a questa parte la gamma Monrio è stata sottoposta ad una sorta di rivoluzione, rivoluzione che ha riguardato maggiormente i canoni estetici e l’assortimento di catalogo senza avare effetti sulla qualità del prodotto né sul posizionamento di mercato. Anzi, se confrontati a quelli di qualche anno fa, a parità di prestazioni dichiarate, i prezzi Monrio sembrano ulteriormente votati al contenimento.
Nel nuovo catalogo compaiono assieme e senza distinzioni “classiste” prodotti stereo e multicanale, e anzi il costruttore emiliano ci tiene a sottolineare che l’impegno profuso negli MCL è identico a quello riservato ai prodotti sulla carta più marcatamente audiophile. E devo dire che è rassicurante, rispetto al discorso che mi ostina a portare avanti, che in un catalogo non vastissimo, oltre a non comparire la denominazione Home Theater (che di solito sta ad indicare prodotti un po’ più allegretti per quegli sgarzelloni degli amanti del cinema in casa e di quelle stramberie con tante casse) ed indicare la linea di finali di potenza pluri-canali, si schirino accanto ad essi, ad esempio un pre-phono di alta qualità, che finisce singolarmente (ma non ingiustificatamente) per essere uno dei prodotti più costosi del catalago.
Il finale di potenza a cinque canali MP 5 è stato già provato nei nostri laboratori, e il test è uscito sul numero 201 della consorella AR. Si trattava della primissima versione dell’MP 5, versione che ho ben presente, caratterizzata da eccellenti prestazioni tecniche e da prestazioni soniche assolutamente rimarchevoli ma prive forse di quel “quid” , di quel pizzico di magia che ha sempre distinto la produzione Monrio. Di questo devono essersi accorti anche i responsabili ed i progettisti della casa, che hanno voluto rivisitare il prodotto. L’amplificitaore in prova è uno dei primi esemplari “rivisitati” dell’MP 5, una versione, potremmo definirla in gergo, industrial-informatico 0.5 perché, benché abbia già in sé i nuovi accorgimenti circuitali, veste ancora la precedente estetica, peraltro assolutamente piacevole nel suo discreto ma ben curato look. Il pannello frontale, in alluminio da 1 cm. Di spessore eccellentemente anodizzato in nero, è caratterizzato, oltreché dalle dimensioni contenute per un 5ch, dal disegno “all’americana”, con gli spigoli fortemente arrotondati, e dal singolare pulsante d’accensione che domina la zona centrale del pannello, con la sua ghiera ad anello, che in unione ai led d’accensione e di stand-by e al bel logo della casa costruttrice uno spartano ma efficace motivo estetico.
La costruzione appare di livello eccellente, assolutamente paragonabile alle migliori realizzazioni statunitensi, ma da questi differisce per l’uso di sagomati d’acciaio ben più spessi di quelli che si è soliti trovare anche in realizzazioni molto costose.2.5 mm di spessore per i lamierini di contenimento rappresentano una bella garanzia di solidità meccanica e anche una bella spesa per il costruttore. Ottimo i pin-RCA dorati degli ingressi, con placcatura pesante ed isolatore in teflon, molto belli e molto pratici i grossi morsetti per il collegamento dei diffusori e ancora di notevole qualità industriale il cordone di rete fornito a corredo. Questo per sottolineare che non si tratta di un prodotto improntato a criteri di economicità. Tale constatazione è immediatamente ribadita e sottolineata dalla visione circuitale. Le piccole dimensioni non ingannino, dentro di roba ce n’è veramente tanta. Ogni canale è totalmente separato dagli altri (tranne come vedremo per i toroidali, ma anche qui la separazione è a livelli non comuni per un’apparecchiatura MCL) e monta ben 6 transistor di potenza ad alta corrente con abbondante alettatura di raffreddamento. D’altra parte, una volta constatata la bontà dei dispositivi di potenza e delle resistenze a film spesso all’1% nei punti topici del percorso del segnale, non si può non sottolineare la presenza di ben tre grossi trasformatori toroidali, due da 400 VA che servono i canali Front e Rear ed uno da 300 VA per il canale centrale.La scelta di un trasformatore maggiormente dimensionato per il canale centrale è in linea con le tendenze “avantgarde” d’oltreoceano che (giustamente, peraltro) sottolineano l’”impegnatività” del lavoro del canale “dialoghi”, ed è perfettamente in linea con le nuove richieste che si accompagnano alle codifiche “superiori”, DTS in primo luogo, cosi come in linea con questa visione “moderna” del multicanali è la scelta di fornire i canali frontali e posteriori di due trasformatori, oltreché separati, di medesima magnitudine. E comunque va ancora rimarcato che tre trasformatori separati sono spesso inusuali anche in progetti di costo molto ma molto superiore e con nomi e marchi molto ma molto blasonati. Aggiungiamo pure che una sezione toroidali da 1200 VA totali è decisamente dimensionata.
Che in queste pagine compaiano generalmente componenti di qualità superiore ve ne sarete accorti, altrimenti non avrebbe senso l’intestazione UltraDigital, ma due campioni assoluti nello stesso fasicolo sorprende me stesso e mi mette in forte imbarazzo rispetto al vocabolario che potrò usare nelle prossime presentazioni.
Se adesso dovessi cominciare a farvi un elenco lungo e meticoloso di apparecchiature alle quali è stato collegato il Monrio, rischierei di farmi allungare il naso (e ne ho già abbastanza per mio conto). La realtà è che l’MP 5 è stato collegato la prima volta al preamplificatore/decoder Krell Home Theater Standard (HTS) e li è rimasto, tranne ricevere per qualche ora le attenzioni del piccolo delizioso pre valvolari “vintage” Leak Point One Stereo per un ulteriore test di qualità in stereo e con le esigentissime sorgenti analogica e DAT – quest’ultimo poi collegato definitivamente e più logicamente all’HTS – (vedi elenco apparecchiature di riferimento). Il confronto vis-à-vis prevedeva alcuni dei migliori finali multicanali in circolazione (Krell, Roksan, Rotel, Sherwood) e dunque credo di aver condotto comunque scrupolosamente la prova (se non va bene venite voi la prossima volta a collegare e scollegare cinque cavi di segnale, cinque di potenza e a spostare gli apparecchi, dannazione, e io che mi lamentavo della fatica dell’”avanti e indré” dei componenti stereo!).
Il fatto è che l’HTS è un preamplificatore tanto straordinario e rivelatore da essere in grado di mettere in luce il minimo difetto di qualsiasi finale as esso, cautamente o incautamente, collegato. Può essere considerato veramente lo “standard” (come, a questo punto senza nemmeno troppa presunzione, si fregia d’essere) tra i componenti di questo tipo.
Comunque, come sempre, la prima prova è in stereo: la raffinatezza circuitale del Krell, ho potuto ampiamente constatare, mi consente di impiegarlo in modalità due canali sapendo di poter usufruire in questo in questo modo di un preamplificatore stereo di qualità comparabile alla sua stessa configurazione MCL. Se non lavorassi da tanti anni con queste bestiacce di apparecchiature mi verrebbe (semplicemente facendo una barbara stima delle differenze di prezzo tra l’HTS e l’MP 5) di attribuire tutto il merito all’HTS. Ma so ormai da molti anni che, per quanto magnifico, un preamplificatore non potrà mai né correggere né vezzeggiare i difetti di un finale, anzi; come peraltro un buon finale mai potrà correggere i difetti di un mediocre preamplificatore. Come dicevo prima, è semmai il contrario: un preamplificatore di questo livello e in grado di esaltare la prestazione di un finale di potenza di livello assimilabile, ma proprio la sua capacità di risoluzione è pronta a mettere vergognosamente alla berlina qualsiasi mancanza del partner.
E’ una prestazione che lascia per molti versi attoniti tanta è la qualità generale della riproduzione. Viene istintivo controllare le dimensioni dell’apparecchio (ma il peso di oltre 25 kg. Già qualcosa annuncia) e mettere il dito sotto alla riga del listino su cui è segnato il prezzo: 3.600.000lire, che sono comunque il doppio del salario di un operaio specializzato con un minimo di anzianità, ma che in questo mondo di pazzi che è l’hi-fi e i suoi assimilati è una cifra assolutamente risibile per una prestazione del genere già su due canali, figuriamoci su cinque! In realtà sembrano esserci molto più che i centodieci watt per canale dichiarati. Non ho sottomano la prova di AR, e in effetti si tratta di due apparecchiature, sebbene con lo stesso vestito e lo stesso nome, per molti particolari differenti, ma sono curioso (solo che è sabato notte e devo spedire l’articolo in posta elettronica domenica notte – si ottengo una deroga aggiungo un post scriptum o un asterisco) di vedere quale è la potenza misurata e quella espressa in regime impulsivo.
Il suono è caldo e muscoloso, gli strumenti godono di un corpo e di una tridimensionalità davvero ragguardevoli. No, non è un “bianco” tardo-yuppie e frizzantino, ma un rosso piuttosto maturo, di buono spessore e di notevolissima struttura: un Rosso di Montalcino serio, visto che il Barolo e l’Amarone li riserviamo ancora alle apparecchiature a valvole. Con esso vanno consumati cibi sostanziosi e dai sapori decisi. Non che non gradisca, anzi, tutt’altro, la musica antica o la cameristica o ancora le piccole formazioni jazz, ma quasi straripa con la sinfonica ed il rock di qualità. Che non sia un problema di schizzinosità musicale lo si vede da come tratta le corde e le voci nel rock acustico, nel southern, ma è vero anche che la complessità delle situazioni in qualche modo lo esalta.
I cinque canali sono Sostanzialmente identici dunque MCL…..rimangono le medesime caratteristiche: una tonalità calda e decisa, una grande capacità di risoluzione del micro-dettaglio, unita ad una magnifica propensione alla ricostruzione del tutto tondo e alla restituzione di un chiaroscuro abbastanza marcato ma sempre morbidamente avvolgente. Un finale MCL che di strillare sulle alte proprio non ne vuol sapere e anche nei momenti più esasperati delle colonne sonore più esasperate (Terminator 2” che è un po’ il capolavoro della colonna sonora spettacolare) non infastidisce. Emoziona ma non affatica, non graffia e non gratta, non lascia che la rappresentazione termini in un sospiro di sollievo. Il basso è solido e potente e spesso si fa a meno volentieri del subwoofer (se il sistema di altoparlanti minimamente lo consente). Bellissimi i dialoghi; ascoltando le colonne originali di “Una Storia Vera” o il “Grande Lebowsky” si comprende meglio la scelta di sovradimensionare il trasformatore d’uscita del canale centrale. Voci calde, profonde e vigorose. John Goodman, che ha una dinamica vocale decisamente notevole, può esprimersi al meglio delle sue indubbie possibilità. La bellissima presa diretta di “Una Storia Vera” fa onore al titolo del film, proponendo una veridicità di dialoghi e situazioni ambientali davvero impressionante.
Ragguardevoli, anche perché ottenuti contemporaneamente a questi livelli due elementi spesso contraddittori nel multicanali, il punch e la trasparenza. Insisto ancora sulla splendida sensazione di matericità del dettaglio: quando appare (splendidamente) John Turturro nel suo ormai celeberrimo cammeo ne il “Grande Lebowsky”, c’è contemporaneamente una grande entrata musicale e narrativa: le immagini subiscono (e sopportano benissimo) l’irruzione della singolare versione degli Gipsy Kings di “Hotel California” degli Eagles. La trovata è geniale, in effetti gli Gipsy Kings e Turturro (nelle vesti del campione ispano-americano di bowling Jesus) si esprimono in tutto e per tutto con la medesima cifra linguistica. E la raffinata analisi-rappresentazione linguistico-etnico-musicale esaltata dalla regia di Joel Cohen sarebbe meno efficace priva dello splendore e della consistenza delle corde riprodotte da questo piccolo fenomeno.
La tendenza alla rotondità del suono non contraddice, come dicevo, la capacità di risoluzione e l’attenzione al micro-dettaglio, il calore non mortifica la rifinitura sulle alte, cosi come la profondità scenica riproposta non contrasta minimamente con una “presenza” in grado di trasformare in eccellente monitor qualsiasi diffusore di qualità.
Il surround “gira” molto bene se la calibrazione del sistema è corretta, l’impressione generale è di grande verità della sfera sonora in cui si è immersi, non si ha mai la sensazione di dover intervenire sui canali posteriori per incrementare o diminuire la presenza degli effetti, non si percepisce alcun effetto direzionale apprezzabile. La sparizione di tanto corposo materiale altoparlanti è un’altra delle piccole magie di questo piccolo (solo nelle dimensioni) grande amplificatore MCL.
Una prestazione tanto buona da essere assolutamente inattesa nonostante una lunga frequentazione con la buona qualità dei prodotti del marchio italiano, tanto buona da non poter che essere considerata straordinaria, ossia letteralmente fuori dall’ordinario, anche dall’ordinario di livello superiore.
So che parlare di prezzi è sempre imbarazzante e che tre milioni e mezzo e passa è una cifra considerevole che a molte famiglie sarebbe utile per affari assai più importanti dell’MCL, ma volendo essere realista posso solo dire che la definizione “concorrenziale” per il prezzo del Monrio MP 5 è solo una pudica metafora di “scandalosamente basso”. Nella speranza che il distributore non prenda troppo alla lettera la mie parole.
Un ascolto, anche rapido, vi farà abbandonare qualsiasi eventuale propensione “esterofila” o qualsiasi altrettanto eventuale perplessità sulla produzione nazionale. Questo è un amplificatore che davvero non teme confronti, ad essere inquieti dovrebbero essere piuttosto i concorrenti diretti inglesi o americani, che nel migliore dei casi costano cifre vicine al doppio di quella con cui è possibile acquistare il compatto, superbo Monrio MP 5.